Daniela Dian

Le opere di Daniela Dian, in arte Dadì, nascono dal desiderio di esprimere concetti e storie vere attraverso forme, colori ed emozioni che si rinnovano, insieme al desiderio di comunicare agli altri tutto ciò.  Per Daniela ci sono tre gioie nella pittura: La prima gioia è quella di creare, di vedere la tela prima bianca, arricchirsi di immagini, di colore, di sensazioni, di concetti essenziali riassunti nel linguaggio simbolico, poetico od onirico.

La seconda gioia è quella di contemplare l'opera e leggere in essa lo specchio della realtà attraverso il proprio vissuto e la propria autenticità. Il proprio vissuto contiene tutto ciò che si è visto, ascoltato, condiviso, assimilato, letto, immagazzinato, ricordato, rimosso, amato, odiato, sperimentato. La propria autenticità permette a tutti questi elementi di essere combinati in maniera tale da non creare delle ripetizioni o dei cloni, ma delle creazioni autentiche.

La terza gioia è la condivisione dell'opera con gli altri, è il leggere negli occhi, nel volto e nella postura di chi guarda l'opera, che qualcosa gli si sta muovendo dentro. Se Dadì vede muovere qualcosa dentro l'altro, se riconosce nell'altro se stessa, allora riconosce la sua opera come vera.

Il contemplante  dell'opera ha a sua volta altre possibilità di recepire a causa della propria personale autenticità e ciò aggiunge significato all'opera.

Nelle opere di Dadì sono ricorrenti i temi sacri quali il Volto di Cristo e il Cantico dei Cantici ma  Daniela riesce a “spiritualizzare” ogni oggetto e a riconoscere in ogni cosa creata la possibilità di ricevere o contenere qualcosa di divino. L’oggetto in sé è semplice materia ma la materia può contenere in maniera misteriosa qualcosa di divino quando l’uso che se ne fa è finalizzato al vero bene o quando si benedice tutto ciò che di creato ci circonda riconoscendolo non come Dio ma come dono.

Il saper riconoscere e distinguere il dono dal Donatore, permette a Daniela di conferire verità alla sua opera e capacità di sottomettere la sua creazione al giudizio della Parola di Dio. In questo senso Daniela pensa sia giusto dare spazio alle innumerevoli personalità artistiche senza però tralasciare una certa etica dell’arte, per non rischiare di confondere il caos con il cosmos.

 

Nei diversi volti di Cristo dipinti da Dadì rimangono invariate le proporzioni occhi-naso-bocca, ma l'autrice si apre a un ventaglio di possibili interpretazioni stilistiche e coloristiche che conferiscono una forte dinamicità alla ricerca e confermano una personalissima dimestichezza con il colore e con le varie tecniche. Il volto è quello classico sindonico, visto fin da piccola e con il quale l'artista rimane legata emotivamente e nostalgicamente,  come attraverso un filo invisibile, alla sua città natale. Di Torino Dadì conserva i tratti decisi e impegnati, la volontà di trasformazione e di cambiamento tipiche delle città industrializzate ma nel contempo, la nostalgia della vecchia Torino, quella del centro storico, dei caffè storici, delle librerie storiche che ora, talvolta chiudono per dare spazio a negozi di chincaglieria cinese.

Tutta l'arte di Daniela è protesa verso il recupero di valori eterni: bellezza, gioia, pace, verità, contemplazione, preghiera. La ricerca pittorica del Libro del Cantico dei Cantici è una impresa che nasce da due motivazioni che non si escludono a vicenda. La prima è di origine spirituale, contemplativa, e ci svela nei tratti e nelle impostazioni iconografiche, versetti di Parola di Dio. In questo ambito ci viene rivelato il duplice intreccio amore umano - amore divino. Viene valorizzato e sacralizzato il piano originario divino “Maschio e femmina lo creò” e nel contempo viene spiegato l'amore divino per tutti gli uomini. Dio è lo sposo che in Gesù Cristo viene a corteggiare ciascuno di noi. Chi sceglie di sposarlo, entra in una dimensione di eternità, già da oggi, l'era in cui il tempo ci fagocita.

La seconda motivazione è coessenziale alla prima ed è di tipo culturale e antropologico. Al di là della fede o della religione, l'uomo conserva nel proprio DNA un forte anelito all'armonia primordiale. Siamo nati per amare e per amare in modo corretto. La cultura moderna ci offre un vasto campionario di possibilità in cui esprimere l'amore, la maggior parte delle quali non sono riconducibili ad una verità intrinseca sull'uomo. Esiste un solo amore capace di sanare l'uomo e  i rapporti tra gli uomini. Questo amore per noi cristiani si chiama Gesù Cristo ma spesso opera misteriosamente attraverso lo Spirito anche in chi non lo conosce ed è un amore aperto a 360 gradi a tutti gli uomini.

L'arte di Daniela Dian non è classificabile con una corrente ben precisa. E' chiaro che ha ben assimilato i canoni dell'arte del ventesimo secolo, ma c'è anche qualcosa di molto primitivo, qualcosa che nasce dalla genesi umana e che si esprime attraverso dei codici comprensibili a tutti. Ella cerca un linguaggio universale e lo fa attraverso la gioia del colore e la purezza dei concetti.

Anche nei dipinti non propriamente sacri, come nature morte e paesaggi, emerge la gioia per il creato e il desiderio, tipico dei veri creativi, di mettere ordine nel disordine oppure di creare un nuovo ordine partendo dal disordine precedente.

La capacità di ricrearsi e di rinnovarsi è la vera caratteristica dell'arte di Dadì, la quale non si accontenta ti tela, olio e pennelli, ma estende la propria ricerca verso l'utilizzo di altri materiali come il plexiglass e la cartapesta, e verso un'altra forma di arte, la poesia, scritta sulla carta con gli stessi dinamismi delle pennellate.

 

 

 

 

Intervista a Daniela Dian a cura di Ines Galeotti.

 

Ines Galeotti è una appassionata di arte e di mostre d’arte. Vive ed esercita la professione di avvocato a Marina di Ginosa (Ta).

 

d.  Nelle tue opere ricorre continuamente il tema sacro. Non rischi in questo modo di essere etichettata, o peggio ancora, di essere scambiata per una fissata per Dio?

 

r.  In effetti il rischio c’è. E’ già successo che qualcuno mi abbia detto “ma tu non sei normale” oppure “potresti anche cambiare tema!…”, però penso che ognuno di noi debba esprimere innanzitutto ciò che fa parte del suo mondo, se poi questo mondo è condivisibile, ancora meglio. Un artista non potrà mai piacere a tutti, questo lo devo tenere sempre in considerazione.

 

d.  Parlando con te della tua ricerca sul Cantico dei Cantici, vedo come una sorta di misticismo, mi sbaglio?

 

r.  Non ti sbagli affatto. Solo che io ho una concezione molto mia del misticismo. Io credo che il misticismo non sia una dimensione accessibile solo a pochi eletti, anzi, credo che ogni uomo possa accedere ad una propria dimensione mistica perché sta scritto nella sua natura. Per questo cerco un linguaggio semplice e che sia comprensibile a tutti, in un certo senso nella mia opera vi è una funzione mistagogica, un’iniziazione a quello che è il mistero dell’Amore di Dio. I dipinti del Cantico dei Cantici sono riferiti a versetti di Sacra Scrittura che possono essere letti nel loro insieme in un crescendo di sentimenti e di maturazione dell’Amore, nel contempo possono essere letti anche singolarmente perché si aprono a numerose e mutevoli suggestioni spirituali. Nel III secolo, un grande maestro cristiano, Origene, diceva <<beato chi comprende e canta i cantici della Scrittura; ma ben più beato chi comprende e canta il Cantico dei Cantici!>>. Sono d’accordo con Origene ed è per questo che vorrei con la mia opera, estendere questa beatitudine anche ad altri.

 

d.  Tu allora pensi che trasmettere il Cantico dei Cantici ad altri comunichi una beatitudine?

 

r.  Io credo che nel Cantico dei Cantici ci sia molto di più di ciò che appare. Sicuramente viene celebrato l’amore coniugale nella sua luce, nella sua gioia, nelle espressioni erotiche, nei vari simboli, ma credo che molto di più ci sia da “cavare”fuori da questo breve scritto. E’ l’Amore di Dio per noi che a me piace scoprire più di ogni altra cosa. E’ bello scoprire come Dio provi sentimenti, come si rivolga a noi con parole dolci, vezzeggiativi e dichiarazioni esplicite. Il libro del Cantico dei Cantici conduce all’adorazione e alla contemplazione che è l’esperienza più bella, formativa, intima, di forte guarigione interiore, che un essere umano possa fare. Il Cantico dei Cantici può servire a stimolare gli esseri umani alla ricerca del desiderio dell’Amato. La società di oggi è una società fondamentalmente “frigida”, il sesso è dichiaratamente sbandierato come libero, in realtà il sesso può diventare la propria gabbia se non passa per AGAPE. Dio gioisce quando gli esseri umani vivono l’eros nella pienezza di agape. E per fare esperienza di agape bisogna andare da Agape. Per fare esperienza dell’amore, bisogna andare dall’Amore. Dio è amore. “Chi non ama non ha conosciuto Dio, poiché Dio è amore” (Gv 4,8)

Il Cantico dei Cantici ci comunica che l’uomo e la donna sono stati creati perché si amino di quell’amore che Cristo stesso, lo sposo, ha per ciascuno di noi.

 

d.  Ma non c’è forse troppo idealismo in ciò che vuoi esprimere? Non ti senti troppo sognatrice?

 

r.   Nella mia natura c’è un forte animo poetico e idealista, nel contempo però sono decisamente concreta. I miei sogni non sono pure chimere, fantasie adolescenziali o proiezioni dell’inconscio. Io sogno ciò che credo e credo in ciò che c’è ed è sperimentabile. Il problema che io noto tra la gente è che tutti sono portati a sperimentare tutto, tu puoi proporre qualsiasi esperienza e troverai sempre seguito. Ma se proponi l’esperienza di Cristo e dici ‘guarda, vieni e vedi’, troverai sempre molte resistenze. Ti dicono che loro non credono, oppure che loro non credono se non vedono, e quando tu gli proponi di venire per vedere, loro non ci vengono. E non sanno cosa perdono!

 

d.   Perché, cosa perdono?

 

r.   Perdono l’occasione di stare con l’Amore, perdono l’occasione di conoscere meglio se stessi, perdono l’occasione di vivere la propria vita in pienezza. Cristo non è una bacchetta magica che risolve tutti i nostri problemi nell’immediato, molte volte i problemi rimangono ma si affrontano con un altro spirito. Andando da Lui, rimane comunque volta per volta l’esperienza dell’Amore che trasforma la nostra vita nella misura in cui ci lasciamo trasformare. Lui non forza nessuno.

 

d.   Secondo te perché nella realtà le coppie non riescono ad amarsi come lo sposo e la sposa del Cantico dei Cantici? Perché tanti divorzi?

 

r.   Dare una risposta in poche parole non è facile. Ti posso dire con certezza che una coppia che sta unita a Cristo, affronta e vince su tutte le battaglie della vita. C’è una entità spirituale che si chiama Satana, il cui compito è quello di creare divisione. Prima di tutto cerca di dividere l’uomo da Dio, una volta che l’uomo è diviso da Dio è molto semplice dividerlo dagli altri uomini, dal coniuge in primis. C’è da dire che le coppie e le famiglie non trovano molto aiuto nella società di oggi. La cosiddetta “Pastorale Familiare” fa fatica a decollare nelle nostre diocesi e parrocchie, e le coppie sono spesso sole e allo sbando. Chi vive situazioni di disagio annaspa da solo.

Ma l’idillio del Cantico non è nemmeno possibile viverlo per tutta la vita in questa vita. Bisogna essere realisti. E’ il quotidiano che bisogna imparare a vivere, è li che sta l’Amore.

Noi possiamo solo tendere all’ideale ricordandoci che siamo fragili e imperfetti.

 

d.   Meno male, mi stavo preoccupando…ho visto che hai i piedi per terra! Allora tanti auguri! Cosa farai in futuro per comunicare l’Amore nel Cantico dei Cantici?

 

r.    Non so di preciso, intanto internet che è una vetrina sul mondo, poi pregherò affinché trovi qualcuno che sia lungimirante e comprenda le finalità della mia opera. Soprattutto vorrei trovare chi possa comprendere che il Cantico dei Cantici conduce all’adorazione. Con mio marito abbiamo realizzato un DVD in cui vengono proiettati in sequenza tutti i miei quadri sul Cantico dei Cantici, il tutto accompagnato da alcuni brani musicali di sottofondo e dal dialogo di un LUI e una LEI che leggono l’intero testo. Il DVD è stato proiettato la sera dell’Epifania del 2007 nella mia parrocchia. Quando il Cantico dei cantici si è concluso con l’ultimo versetto “Corri mio Diletto, sii simile alla gazzella o al cucciolo dei cervi, sul monte degli aromi” (Ct 8,14), è cominciata l’adorazione eucaristica immaginando che quel “cucciolo di cervi sul monte degli aromi” fosse Gesù Eucarestia che veniva sull’altare incensato. E’ cominciata così l’adorazione eucaristica nella forma del  cosiddetto “Roveto Ardente”, una forma di adorazione carismatica che il Rinnovamento nello Spirito sta diffondendo nelle parrocchie e anche fuori. La mia opera vuole accompagnare davanti all’Amore di Gesù.

 

d.    Tifo per te e mi auguro che tu possa portare a compimento ciò che hai iniziato.