Daniela Dian

La lotta di Giacobbe con Dio e la conversione di Saulo - 2008

olio su tela - cm 120x100
Come Giacobbe combatte con Dio e vince, cioè si arrende alla volontà divina e cambia nome diventando Israele, così Paolo, “vince” Gesù, cioè lo fa suo a tal punto che arriva a dire “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. In un certo senso si fa Cristo egli stesso. Nell'immagine infatti, si intercalano le due scene bibliche: La lotta di Giacobbe e la caduta di Saulo da cavallo. Nello scenario drammatico dove la lotta spirituale acquista i toni cupi del Getsemani, e i colori del pre-morte, appaiono delle lettere che costituiscono le due parole Israele e Kristos, ma ancora sparse, perchè la lotta è in corso. Israele, il nuovo nome di Giacobbe, è il nome di un popolo scelto da Dio, che dopo la lotta assume in sé la volontà del Padre. Nella lotta però, il nuovo Israele rimane offeso al nervo sciatico, una debolezza che lo accompagnerà, un segno di vulnerabilità e bisogno di accompagnamento. Il popolo nel suo camminare, dovrà fare i conti con questa fragilità, dovrà appoggiarsi sempre al bastone del Buon Pastore. Kristos, è il nome che vive dentro Paolo. La sua conversione non è un episodio coercitivo di Gesù nei confronti di Paolo. Nonostante la forza dell'esperienza della caduta da cavallo, la conversione è un atto sempre volontario. Convertirsi è una scelta. Il Cristo che vive in Paolo, non è una specie di “possessione”, ma è la libera accettazione di farsi schiavo di Cristo. Cristo diventa guida spirituale di Paolo. Come Giacobbe, anche Paolo ha la sua debolezza, il suo “pungolo” che Dio gli lascia perchè non si insuperbisca. La piena coscienza della propria fragilità lo spinge a rimanere in comunione con Cristo, il quale lo rende forte proprio laddove è debole.
 
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